Bisogna innanzitutto tener presente che l’abbronzatura non è sinonimo di buona salute: al contrario,
essa rappresenta la risposta all’aggressione da parte degli ultravioletti.
In altre parole la pelle, aggredita dagli UV, si difende attivando una protezione naturale costituita dalla melanina.
Un altro falso mito riguarda le giornate con cielo nuvoloso: anche in tale situazione non si è
esenti dal rischio di danni cutanei perché i raggi UVA riescono a passare attraverso le nubi.
Erroneamente si ritiene che, restando immersi in acqua, la cute sia in qualche modo fotoprotetta:
in realtà una parte degli UV penetra attraverso i primi 50 cm di profondità. Un ulteriore fattore di rischio
deriva dal senso di refrigerio che induce i bagnanti a rimanere esposti al sole molto più a lungo del necessario.
È necessario non farsi trarre in inganno dalla temperatura ambientale confortevole che
potrebbe invitare ad esposizioni prolungate: gli UV non riscaldano la pelle; in situazioni di bassa
temperatura (montagna), la cute riceve comunque la sua dose di radiazioni solari.
Circa l’uso delle creme solari è importante tener presente che esse non devono servire per prolungare a dismisura
la durata dell’esposizione al Sole, ma consentire un’esposizione di durata normale riducendone i rischi.
È australiano lo slogan: slip, slap and slop, riferito alle modalità di protezione
da un’eccessiva radiazione solare: cioè mettere una camicia o maglietta, mettere il cappello e mettersi la crema solare.
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